×

Tempio Malatestiano-Rimini

RIMINI

La Cattedrale di Rimini, comunemente denominata “Tempio malatestiano”, è una vecchia chiesa francescana dedicata a San Francesco, ampliata e trasformata da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel XV secolo; fu adibita a cattedrale nel 1809, dopo la soppressione napoleonica del convento francescano e la sconsacrazione e distruzione dell’antica Santa Colomba. Dal XIV secolo, nonostante si trattasse di una chiesa assai modesta ad unica navata, fu scelta dai Malatesti, signori della città, come luogo per la loro sepoltura, e quindi arricchita di altari, cappelle, dipinti importanti (alcuni dei quali eseguiti da Giotto). Nell’ambito di questa tradizione familiare Sigismondo Pandolfo Malatesta decise di costruirvi una grande cappella gentilizia: vi si cominciò a lavorare nel 1447; in quello stesso anno Isotta degli Atti, amante e poi (circa 1454) sposa di Sigismondo, ottenne dal Pontefice il permesso di poter ampliare e utilizzare la cappella attigua, già esistente, ma abbandonata. I lavori murari di entrambe erano finiti nella primavera del 1449. Solo dopo questa data fu presa la decisione di trasformare radicalmente tutta la chiesa, che all’interno fu riformata da Matteo de’ Pasti seguitando lo stile delle cappelle appena finite, di un tardo gotico semplice e solenne. All’architettura dell’esterno provvide invece Leon Battista Alberti, che ideò attorno al 1450 un rivestimento lapideo di nuovissima concezione e assolutamente indipendente dall’edificio come andava configurandosi nella sua parte interna. Bandita ogni desinenza gotica ed ogni cadenza decorativa, l’Alberti si rivolse infatti con piena coscienza all’architettura romana, traendo da essa alcuni elementi e più ancora cercando di ricuperarne la concezione stessa di architettura come celebrazione dell’uomo e come esaltazione della sua nobiltà intellettuale. Purtroppo l’edificio rimase incompiuto proprio nella sua parte absidale, cioè nella rotonda cupolata che doveva concluderlo e che forse avrebbe risolto, o almeno composto, la dissonanza stilistica oggi stridente fra esterno e interno. La facciata è alquanto complessa nella sua intellettualistica composizione di elementi e di volumi schiacciati come in un grande bassorilievo prospettico. Essa si presenta formata da due ordini nettamente divisi: il primo, su un alto zoccolo, è scompartito da semicolonne che inquadrano tre archi in origine progettati tutti ugualmente profondi, ispirati ad architetture imperiali romane, in particolar modo all’arco riminese d’Augusto; l’ordine superiore è incompiuto, ma una medaglia di Matteo de’ Pasti, che fu praticamente il costruttore e il direttore dei lavori, ce ne dà un’idea precisa: la facciata doveva concludersi con un grande arco a pieno centro contenente una trifora, affiancato da alzate triangolari ornate superiormente da due volute che lo raccordavano all’ordine inferiore.

Fonte:www.diocesi.rimini.it

0541 51130
Via IV Novembre, 35, 47900 Rimini RN