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La via dell' olio da Magliano Sabina a Montasola

Magliano Sabina

Lunghezza percorso: 95 km.

Da Roma partiamo alla volta del nostro settimo percorso; prima tappa è Magliano Sabina, che raggiungiamo percorrendo l’autostrada A1 direzione Firenze, sino al casello Magliano Sabina, e percorrendo la SS3, Magliana Sabina.

Menzionato nel Regesto Farfense del VII sec. quale Fondus Manlianus, Magliano Sabina era già luogo fortificato nel XI sec.; divenuto di proprietà degli Orsini nel XIV sec., venne assoggettato al potere di Roma a partire dal XV sec.

Divenne luogo molto importante a partire dal 1495, quando fu spostata qui, nella chiesa Collegiata di San Liberatore (XV sec.), la sede della Diocesi Suburbicaria di Sabina, prima a Vescovio. La Cattedrale, consacrata nel 1498, fu completamente restaurata nel XVII sec., quando fu realizzata l’attuale facciata attribuita al Vignola. L’interno, tripartito in tre navate, conserva, oltre agli affreschi settecenteschi, tempere su tavola rappresentanti: il Salvatore benedicente, del Quattrocento, opera di un pittore viterbese, e l’Incorazione della Vergine, del 1521, di Rinaldo Iacobetti Calvi. Nella sagrestia viene serbata una croce cesellata del Quattrocento, di probabile scuola Abruzzese, usata nelle processioni.

Altra chiesa da visitare è quella intitolata a San Pietro (XII sec.); mirabile esempio di architettura romanica, è costituita da una navata centrale separata da due navate laterali, con una doppia fila di archi sostenuti da colonne con capitelli corinzi, in parte di spoglio.

Presso la Porta Romana sorge il Santuario della Madonna delle Grazie, nella quale viene custodita una sacra rappresentazione su tavola della Madonna della Misericordia del Quattrocento, di probabile scuola umbro-marchigiana. Dal transetto si può accedere alla cripta protoromantica, di dubbia datazione, che conserva intatto il suo fascino architettonico, con le colonne dai fusti sfalsati e gli affreschi del XV sec.

La chiesa di San Michele, presso la Porta Sabina, dietro l’aspetto di fine Ottocento nasconde un impianto di più antica datazione, denunciato dai due tabernacoli del XIV e XV sec.

Nelle sale di Palazzo Gori è ospitato il Museo Civico Archeologico di Magliano, in cui sono allestite diverse sezioni; dall’età del bronzo all’epoca ellenistica. In questo modo è possibile ripercorrere le tappe fondamentali dello sviluppo dell'antico insediamento sabino di Magliano, così strettamente legato alla presenza del Tevere, arteria fondamentale dello scambio commerciale con Roma (per informazioni e visite guidate contattare il numero telefonico 0744-910001).

In giugno, in occasione del Corpus domini, per 10 giorni si svolge la Giostra del Gonfalone, nella quale vengono rievocati quattro importanti momenti della storia Maglianese: la conquista di Magliano da parte di Roma, nel 1311, le spedizioni dei Conservatori del Campidoglio nella città, il Pallio tra le contrade e la nomina da parte di Alessandro VI quale diocesi della Sabina nel 1495.

Lasciamo Magliano e proseguiamo sulla SP54, in direzione di Madonna del Giglio; percorriamo la SS657 e, dopo Poggio Somaville sulla SP53, raggiungiamo Collevecchio.

Il centro di Collevecchio ha origine nel XIII sec., quando venne emessa una bolla papale da Innocenzo IV con la quale si autorizzavano gli abitanti di Colle Muziano, decimati dalla malaria, a recarsi nel vicino Colavetus, dall’aria più salubre.

Il centro, già feudo degli Orsini e degli Anguillara, mantiene il suo aspetto di nucleo medievale, nel quale posso essere visitati: la chiesa parrocchiale di S. Maria Annunziata (XII sec.) che porta i segni del suo passaggio nelle diverse epoche storico-architettoniche; ha infatti un campanile romanico, un portale quattrocentesco, un interno barocco con revisioni stilistiche del ‘700; la chiesa di S. Andrea (XVI sec.) con annesso convento, che conserva pregevoli tele di scuola veneta della fine del XVI sec.; il palazzo Pistolini Meneghini (XVI sec.) realizzato su disegno del Vignola; Palazzo Coperchi, oggi Piacentini (XVI sec.), il cui progetto è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane.

Poco distante dal centro abitato si trova la chiesa di Santa Maria del Piano, nota per la sua sorgente miracolosa.

Nel convento di Santa Maria in Sabina, del XVI sec., oltre ad una mirabile tela della scuola della fine del 500, può trovare ospitalità chiunque voglia esplorare la propria spiritualità in un ambiente familiare multirazziale e di diverso credo.

Proseguiamo sulla SP53 ed arriviamo a Tarano.

Notizie del feudo di Tarano si hanno a partire dal X sec., quale territorio annesso all’Abbazia di Farfa, ma la costruzione della Rocca ebbe inizio nel XIV sec.

Sottoposta al dominio della Santa Sede provò a ribellarsi, unendosi ai rivoltosi di Cola di Rienzo, ma venne ben presto sconfitta e assoggettata al dominio dei Savelli e in seguito a quello degli Orsini.

La maggiore emergenza architettonica di Tarano è la chiesa di Santa Maria, voluta dal Papa Pasquale II nel XII sec. L’impianto originario della chiesa era costituito da una navata unica e da una torre campanaria; nel Duecento vennero realizzate le due navate laterali, e la torre venne inglobata nella muratura della navata laterale destra. Per sorreggere la navata, si rese inoltre necessaria la costruzione di una sostruzione ad arcate, sul ripido pendio sottostante, che fu utilizzata in seguito per ricavare delle botteghe artigiane. La decorazione all’interno della chiesa è ispirata a motivi floreali e a soggetti animali. Di particolare interesse il dipinto, di probabile scuola di Assisi, raffigurante la Crocifissione.

Nei pressi di San Polo, frazione di Tarano, si trova un piccolo santuario del XVI sec. Edificato per devozione in seguito alle apparizioni della Madonna ad una contadinella, nei pressi di un campo dov’era un albero di noci, la chiesetta con navata unica e campanile a vela presenta affreschi del XVI e XVII sec. Il dipinto originale che ritrae l’apparizione è conservato presso la Galleria d'Arte Antica di Palazzo Barberini, in attesa di restauri.

Proseguiamo sempre sulla SP53 ed arriviamo a Montebuono. Nel suo territorio si sviluppò un villaggio rurale intorno alla villa romana del Generale Marco Vespasiano Agrippa, villaggio che venne trasformato in Castrum dal re Odoacre nel I sec. Il Castello vero e proprio nacque nel XIV sec. per esigenze difensive, in seguito alle invasioni saracene. Sottoposto ai Savelli e agli Orsini, tornò ad essere amministrato dalla Santa Sede nella seconda metà del XVI sec., quando Sisto V volle un podestà a Collevecchio per governare sui territori di Montebuono, Tarano, Torri e Rocchette. In seguito alle invasioni napoleoniche, nel XVIII sec., Montebuono seguì le sorti dei paesi limitrofi e venne assoggettato al potere francese.

Da vedere la chiesa di San Pietro (XII sec.), appena fuori del centro, che sorge sui resti della villa di Marco Vespasiano Agrippa. Dell’impianto medievale conserva la torre campanaria e la navata principale, mentre recenti restauri hanno riportato alla luce tratti di decorazioni musive dell’antica villa ed in particolare della terma, sui muri della quale la chiesa venne edificata.

Nel vicino borgo di Fianello, oggi quasi disabitato, è da visitare la chiesa romanica di Santa Maria, che nacque sulle spoglie della villa romana dei Flavi, come denunciano i materiali utilizzati per la sua edificazione. Con impianto a tre navate e campanile romanico, ha una bellissima cripta.

Durante tutto l’anno il piccolo borgo di Montebuono si anima per varie manifestazioni; da quella del Corpus Domini, in giugno, con la realizzazione nelle vie del paese di una suggestiva infiorata, alla rievocazione storica in costumi medievali, che si tiene nella prima metà di luglio con apertura di taverne, sfilate e tornei con cavalli.

In agosto ogni anno gli abitanti del paese Sabino celebrano la loro appartenenza alla cultura contadina ripetendo il rito della mietitura nella Festa del Grano, dove sapori e gestualità antiche rivendicano vivida la loro attualità.

Da Montebuono proseguiamo sulla SP54 in direzione Rocchette, continuiamo diritti sulla SS313 sino ad incontrare sulla sinistra la SP55, che ci conduce a Vacone.

Indubbiamente la caratteristica di Vacone è lo stretto legame che ancora oggi conserva con il suo passato romano; il suo territorio è disseminato di resti di ville romane e la dea Vacuna era assai venerata in questi boschi. Il grande poeta latino Quinto Orazio Flacco, nel 33 a.C., prescelse il territorio di Vacone per costruire la sua villa di campagna, su un fundus che gli era stato donato da Mecenate nei pressi della fonte Bandusiae.

Un bell’itinerario, l’itinerario oraziano, si snoda tra questi luoghi; ha inizio nei resti della villa del sommo poeta, di cui rimangono monumentali criptoportici, il ninfeo, tratti delle pavimentazioni in opus spicatum e parti di mosaici; si procede immersi nella natura fino alla fonte Bandusia, decantata dall’opera del poeta, per arrivare in prossimità del centro del paese, dov’era il tempio della dea Vacuna; l’itinerario si conclude con la visita al Pago, il bosco sacro cantato da Plinio.

Della sua storia medievale di feudo degli Spada rimane testimonianza il palazzo Baronale, posto in posizione dominante nel borgo; da visitare anche la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista (XII sec.) il cui impianto romanico di prima fondazione è stato completamente cancellato dai restauri del XVI sec. A soli 80 metri dalla strada provinciale che porta alla SS313 in direzione Terni, si incontra la Chiesa di S. Stefano, del XII sec., che conserva nell'abside tracce di un affresco rappresentante il Crocifisso con ai lati le figure graffite di S. Stefano Protomartire e S. Paolo, protettori di Vacone.

Ogni anno in giugno il paese solennizza la sua romanità nella Sacra Vacunae, una festa che si svolge in più giornate, nella quale viene realizzata una Rievocazione storica in costume dei fasti della Roma Imperiale, in onore alla Dea Vacuna : cortei, giochi e banchetti a cui partecipa attiva la popolazione in costume e dov’è possibile gustare pietanze ottenute da ricette ispirate all'Antica Roma.

Torniamo sulla SS313; percorsi 6 km si arriva al bivio con la SP56, che conduce a Configni. Feudo di confine, come suggerisce il toponimo, tra il contado della Sabina e quello di Narni, venne fondato intorno al X sec. Cinta da mura e arroccata su un colle, ha un castello costruito dagli Orsini di cui rimangono i ruderi; da visitare la chiesa in stile tardo barocco intitolata a Santa Maria Assunta, con l’area presbiteriale decorata con paramenti lignei intagliati, un fonte battesimale e un crocifisso ligneo del XVI sec.

Nella vicina frazione di Lugnola, oltre al borgo merita una visita la chiesa di San Cassiano, che conserva due pregevoli tele del XV sec.

A configni sette giorni dopo ferragosto si svolge una grande festa a ricordo delle cessate ostilità tra Narni e Rieti per il controllo della Rocca di Monte Calvo, nel 1299: la Tregua di Dio. Nel borgo ricchi banchetti medievali offrono piatti realizzati con ricette del 1300, ai quali seguono un corteo storico ed un gran palio dove i rappresentanti dei comuni di Configni, Cottanello, Calvi, Lugnola e Montatola si sfidano in una corsa nelle vie del paese trasportando su una particolare lettiga un porcellino.

Proseguiamo sulla SP48 e arriviamo alla vicina cittadina di Cottanello. In località Collesecco, nel territorio del paese, merita una visita un’area archeologica molto importante, in cui possiamo ammirare i resti di una villa rustica romana databile intorno al I sec. di proprietà, secondo alcuni storici, del capitano romano Lucio Aurelio Cotta; da cui il nome di Cottanello. La villa è articolata intorno ad un atrio con peristilio e una zona destinata ai bagni termali, di cui si può ancora ammirare un frigidario circolare arricchito da quattro nicchie, un tepidario, un calidario rettangolare con una piccola abside, ed un pavimento musivo.

Fondato nel X sec. il Castello di Cottanello svolse un ruolo molto importante nella guerra tra Narni e Rieti per il dominio di Montecalvo. Sotto il domino degli Orsini per cinquecento anni, a partire dal XIII sec. ha una doppia cerchia di Mura che stringe il fitto intrigo di vicoli selciati; in essi, come pietre preziose, sono incastonati edifici realizzati con il particolare marmo rosato che qui venne cavato per diversi secoli per decorare molte delle chiese di Roma, prima fra tutte la chiesa di San Pietro.

I ruderi di due importanti fortificazioni si trovano nel territorio circostante Cottanello; quelli del Castello di Castiglione, che nel 1282 venne sconfitto da Narni per passare in seguito agli Orsini; e quelli della rocca di Montecalvo, appartenuta ai nobili di Labro, tanto contesa tra Rieti e Narni per la sua posizione strategica posta sulla strada principale di comunicazione tra la Conca Reatina e la Valle del Tevere.

Per gli amanti della Mountain Bike, dal paese è possibile intraprendere un percorso che conduce sino ai piani di Cottanello, che grazie alla Comunità montana è stato dotato di una utile segnaletica. Il percorso, di media difficoltà, si snoda con strade bianche di buon fondo tra la fitta macchia mediterranea dei Monti Sabini.

Proseguiamo ed arriviamo all’ultima tappa del percorso, Montasola, che raggiungiamo da Cottanello; continuiamo per un tratto sulla SP48 e deviamo poi a sinistra sulla SP48f.

Il castrum di Montasola venne costruito nel XII sec., ma il suo territorio è ampiamente abitato già in periodo romano e preromano, come testimoniano la gran quantità di reperti archeologici rinvenuti nei dintorni del centro e anche i numerosi materiali di spoglio utilizzati nelle costruzioni del borgo. Con il suo centro, avvolto intorno ad un colle che culmina con la rocca, Montasola, conserva dell’apparato di difesa originale soltanto una porta e un torrione ellittico con base a scarpa.

Da visitare la Cappella dell'Oratorio Pia Cimini, nell’ex-Ospedale fondato dal benefattore Francesco Cimini nel XVIII sec., con un bell’altare dipinto; tra le altre numerose chiese non bisogna trascurare la chiesa cimiteriale S. Maria delle Murelle, di epoca romanica, posta poco fuori del centro abitato, decorata con materiale di risulta, di epoca romana, proveniente con molta probabilità da qualche villa di campagna che sorgeva nei dintorni.

Fonte: http://www.stradadelloliodellasabina.com/itinerario_scheda.asp?progressivo=15

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